NIKOLIC NEMANJA
CONTEMPORARY ARTIST

 

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C A R G O – BOX       
S c e n o g r a f i a   d i   u n   v i a g g i o

 

 

Un timbro postale, una cassa di legno e un occhio misterioso. Questi i protagonisti dell'opera site- specificrealizzata appositamente per lo spazio 42 OFF – PROJECTROOM di via Cartiera 58 a Modena dal giovane artista serbo Nemanja Nikolic.
Cargo-Box. Scenografia di un viaggio rappresenta il possibile scenario di un viaggio. In una cornice scenica da piccolo magazzino improvvisato, colmo di scatole di cartone e bancali in legno, domina una cassa  tra le cui assi si scorge un occhio, vivo e mobile, che osserva l'esterno. Si è di fronte a un ambiente doganale che allude al viaggio ordinario che ogni giorno miliardi di merci compiono da un paese all'altro, catalogate, pesate, misurate e stipate in container di ferro o in capannoni industriali nascosti in funzionali periferie.  I simboli stampati sulle assi alludono ad un contenuto fragile e prezioso, forse un manufatto artistico destinato a qualche museo.

Un debole audio rimanda ad uno spazio di sdoganamento merci e sembra elencare  indicazioni tecniche destinate ad operatori o passeggeri di qualche crocevia aeroportuale.  Il tipo di viaggio a cui si assiste non è, quindi, di quelli eroici dalle atmosfere romantiche, ma sembra piuttosto improvvisato, magari frutto di un gioco o, invece, fuga disperata.
Sempre mosso da una precisa esigenza narrativa, il lavoro di Nemanja Nikolic in questa occasione si costruisce attraverso l'uso di oggetti reali con ricchezza di particolari: la struttura scenica dell'opera permette di fornire al racconto alcuni dettagli tesi a precisare un luogo fisico, uno spazio temporale e un protagonista. Ma in sostanza tutto rimane mobile. L'occhio che scruta l'esterno suggerisce certamente la storia di un viaggio, forse imposto, forse sognato, di un viaggio impossibile tanto da dove essere nascosto. Ma la trama rimane aperta alla varie ipotesi e interpretazioni che si sommano senza che ne emerga una dominante, senza mai consumare la continua tensione fra il passato del viaggiatore, forse un passato pesante e drammatico, e un futuro ceco, scuro quanto l'interno del box di legno. Tutto quello che è successo prima di questo viaggio rimane fuori dall'opera, così come tutto quello che succederà dopo. Sono dimensioni che l'autore esclude perentoriamente ma a cui è inevitabile pensare.

A questo si aggiunge un ulteriore pressione: il continuo spostamento tra lo spazio chiuso e determinato della cassa, amplificato dalla metafora del magazzino, e quello aperto e smisurato dell'immaginazione, dell'immaginazione di chi li dentro si è chiuso e si misura solo con i sogni e i desideri di una vita nuova e imprevedibile che un viaggio può portare. 
Tutta l'opera, quindi, è un spostamento di senso continuo. L'occhio che scruta l'esterno dal buio è il perno attorno al quale ruota ogni movimento: vede senza essere visto, viaggia senza essere nessuno. Allora quella che si traccia è una strada dal un terreno scivoloso su cui si consumano varie storie, tutte parziali e incomplete,  inevitabilmente attuali. Il viaggio nascosto diviene metafora dello sguardo nascosto, dello sguardo impossibile , dello sguardo  “spostato”, di un punto di vista in movimento.

 

Viola Giacometti